L’orientamento della Corte di Giustizia Tributaria serve a garantire che l’efficienza tecnologica non vada a discapito della trasparenza.
La recente sentenza della Corte di Giustizia Tributaria della Lombardia ha aperto un importante precedente nel campo delle notifiche fiscali digitali, sottolineando come la mancata ricezione della Posta Elettronica Certificata (PEC) e l’assenza della successiva notifica cartacea rendano nulla la cartella esattoriale.
Questo pronunciamento riafferma un principio fondamentale: l’innovazione tecnologica non può mai compromettere le garanzie procedurali e il diritto di difesa del contribuente.
Notifica digitale e obblighi dell’Agenzia delle Entrate Riscossione
Il caso oggetto della sentenza n. 2464/2025, depositata il 3 novembre 2025, riguarda un contribuente di Lecco che si è visto recapitare una cartella esattoriale per presunte imposte non pagate.
L’Agenzia delle Entrate Riscossione aveva tentato di notificare l’atto tramite PEC nel novembre 2019, ma l’invio era fallito a causa di un indirizzo non valido. Successivamente, l’ente aveva caricato l’atto sul portale telematico di Infocamere, ritenendo che ciò fosse sufficiente per rendere valida la notifica.

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I giudici tributari hanno però evidenziato che tale procedura non rispetta i requisiti imposti dall’articolo 7-quater del d.l. 193/2016, norma che disciplina la notifica digitale nel settore fiscale. Quando la PEC non è recapitabile, infatti, non basta la pubblicazione online: è obbligatorio procedere con l’invio di una raccomandata con avviso di ricevimento (A/R) per informare formalmente il destinatario.
L’importanza della raccomandata come garanzia procedurale
La sentenza sottolinea che la raccomandata cartacea rappresenta l’unico mezzo certo per assicurare al contribuente la conoscenza effettiva dell’avvenuta notifica e l’avvio dei termini per l’impugnazione. Il mancato invio di questa comunicazione costituisce una violazione del diritto di difesa, rendendo l’atto notificato via PEC, e successivamente depositato online, nullo e privo di effetti giuridici.
Durante il processo, l’Agenzia delle Entrate ha sostenuto la validità dell’iscrizione a ruolo basata su controlli automatizzati e su presunte omissioni contributive risalenti agli studi di settore. Tuttavia, non è mai stata fornita la prova dell’effettivo invio della raccomandata, elemento essenziale per la convalida dell’intera procedura notificatoria.
Implicazioni per i contribuenti e per la Pubblica Amministrazione
Questa sentenza ribadisce che la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione deve sempre rispettare i diritti fondamentali dei cittadini, in particolare in materia fiscale, dove spesso si gioca il diritto alla difesa e alla corretta informazione. La mancata osservanza del protocollo previsto dalla legge può portare all’annullamento di cartelle esattoriali anche dopo anni dal tentativo di notifica.
Per i contribuenti, questo rappresenta un’importante tutela contro eventuali errori procedurali dell’ente impositore. Per l’Agenzia delle Entrate Riscossione diventa quindi imprescindibile seguire scrupolosamente la normativa vigente, integrando sempre la notifica digitale con la raccomandata cartacea in caso di problemi tecnici con la PEC.
e del rispetto delle garanzie processuali, assicurando così un corretto equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti fiscali.








