Sentenze

Truffe agli anziani: la Cassazione conferma l’aggravante per il falso “nipote in difficoltà”

Roma, 30 gennaio 2026 – La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 41027 del 2025, ha ribadito un punto chiaro: chi truffa un anziano fingendo che un parente sia nei guai commette un reato aggravato. La decisione arriva dopo l’ennesima truffa ai danni di una pensionata romana. Un uomo si era spacciato per suo nipote, raccontandole che doveva risolvere problemi con la polizia e convincendola a consegnargli soldi in contanti per “salvare” il presunto familiare. La Suprema Corte interviene così su un fenomeno purtroppo sempre più diffuso, chiarendo quando scatta l’aggravante.

La Cassazione fa chiarezza sul reato di truffa agli anziani

I giudici hanno spiegato che chi convince un anziano a credere in un pericolo – creato apposta – commette una truffa aggravata. La legge parla di “pericolo immaginario” (articolo 640, comma 2, numero 2 del codice penale). Per la Cassazione basta che la vittima provi ansia o paura per un familiare. Un aspetto importante: con questa aggravante il reato diventa procedibile d’ufficio. In pratica, non serve che la persona truffata faccia denuncia. Le forze dell’ordine possono intervenire anche senza querela.

Il caso esaminato riguarda una pensionata di Roma, contattata telefonicamente in una via semicentrale alle undici del mattino. L’uomo si era presentato come suo nipote, dicendo di trovarsi in caserma e di dover risolvere subito “una questione” con la polizia. Poi ha chiesto alla donna di mettere insieme tutto il contante disponibile e consegnarlo a un suo conoscente, che sarebbe passato a prenderlo entro mezz’ora. Lei, preoccupata e scossa dalla telefonata, ha seguito le istruzioni.

La paura creata ad arte conta quanto il fatto vero

L’indagine ha confermato quanto fosse reale la paura della donna: temeva davvero per il nipote. Solo dopo aver dato i soldi ha capito d’essere stata ingannata. Per la Corte questo è il punto fondamentale: non serve che il pericolo sia vero. Conta che la vittima lo abbia creduto e che questo l’abbia spinta ad agire così. Così hanno scritto i magistrati della Cassazione: “Non importa se il pericolo è reale o no; importa che sia stato preso sul serio dalla vittima”. È un principio già usato da altri tribunali – come quelli di Torino e Napoli – ma ora è messo nero su bianco in modo più netto.

Un altro aspetto cruciale riguarda proprio la procedibilità d’ufficio. Riconoscere l’aggravante significa poter agire senza aspettare la querela dell’anziano raggirato. Una scelta fatta pensando soprattutto alle persone più vulnerabili, spesso troppo timide o impaurite per rivolgersi alla giustizia.

Il processo e cosa cambia nelle indagini

Nel primo processo al colpevole, però, i giudici avevano archiviato tutto perché ritenevano necessaria comunque la querela della vittima. Una decisione contestata dalla Procura, che ha portato la questione fino alla Cassazione. I supremi giudici non hanno dubbi: “La legge è chiara”, hanno detto nelle motivazioni pubblicate ieri. Non servono formule giuridiche complesse; basta che nel capo d’imputazione si descrivano bene i dettagli della truffa e le sue conseguenze sulla vittima.

Così la sentenza ha annullato quella decisione e ordinato un nuovo processo. La procedibilità d’ufficio “rappresenta una tutela forte per chi viene colpito da questi reati subdoli”, si legge nel documento della Cassazione. Una posizione destinata a influenzare le prossime indagini sulle truffe agli anziani, secondo molti magistrati romani.

Denunce più facili e lotta alle truffe

Chi indaga dice di vedere con favore questa sentenza. Il sostituto procuratore responsabile ha commentato: “Riconoscere l’aggravante e poter procedere senza querela sono passi importanti nella difesa delle persone più deboli”. I dati del Ministero dell’Interno diffusi a dicembre parlano chiaro: solo nel Lazio nel 2025 ci sono stati oltre 1.200 casi simili denunciati. Ma dietro a questi numeri c’è anche molta sottodenuncia, perché tanti anziani preferiscono stare zitti per paura o vergogna.

Intanto i Carabinieri continuano le campagne informative nei quartieri Prati e Appio-Tuscolano. Volantini con consigli pratici – tipo “Non aprite agli sconosciuti” o “Chiedete sempre conferma a un familiare” – vengono distribuiti ogni settimana in farmacie e centri anziani. È un lavoro discreto ma costante, ora supportato da una sentenza più chiara ed efficace sul piano legale. Tocca anche ai familiari restare vigili e segnalare ogni sospetto in fretta. Per tanti anziani romani – come conferma anche questa sentenza – il rischio di finire nelle mani dei truffatori è purtroppo dietro l’angolo di casa.

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