In un attimo un semplice messaggio può trasformarsi in una minaccia alla stabilità economica del cittadino.
Un messaggio sul telefono, una comunicazione inattesa dall’INPS ed ecco che la serenità costruita in anni di lavoro rischia di incrinarsi. Infatti è così che molti pensionati scoprono all’improvviso di dover restituire somme anche molto elevate all’Istituto nazionale di previdenza sociale.
Migliaia di euro, spesso accumulati senza nessuna consapevolezza, che l’ente chiede indietro palando di “indebiti pensionistici”. Espressione molto tecnica che cela una realtà piuttosto drammatica per molti cittadini.
Cosa sono davvero gli indebiti pensionistici
Gli indebiti pensionistici nascono quando l’INPS eroga somme che, a posteriori, risultano non dovute. Non si tratta sempre di comportamenti errati del pensionato in questione, in molti casi le cause sono errori di calcolo o variazioni reddituali non correttamente registrate dal sistema.
Alcune prestazioni come l’integrazione al minimo o gli assegni collegati al reddito sono particolamente esposte a questo rischio. Il problema è che la comunicazione a volte può arrivare ad anni di distanza. Ed ecco che cifre percepite in buona fede diventano all’improvviso un debito da restituire, e gli effetti sull’importo mensile della pensione sono immediati.

Come ci si può difendere – vitadelforo.it
Il principale strumento utilizzato dall’INPS per scovare gli indebiti sono le campagne RED. Si tratta di verifiche periodiche che incrociano i redditi dichiarati dai pensionati con i dati fiscali dell’Agenzia delle Entrate e di altre banche dati pubbliche. Quando emerge uno scostamento rispetto ai termini previsti dalla legge, l’ente avvia la procedura di recupero.
Il primo segnale è spesso una comunicazione formale, ma sempre più spesso l’avviso arriva anche tramite i canali digitali. Si potrebbe ricevere una mail, un SMS o direttamente una notifica dall’app dell’INPS.
Il recupero delle somme
Una volta accertato l’addebito, l’INPS può procedere con il recupero diretto delle somme, e potrebbe decidere di trattenere una quota della pensione mensile. La normativa prevede che la trattenuta non superi di un quinto l’importo netto, ma anche una decurtazione “contenuta” che può però pesare in modo significativo sulle spalle di chi riceve una pensione esigua.
Nei casi più complessi l’ente può anche richiedere un piano di rientro o procedere con altre modalità di recupero sempre nel rispetto dei limiti di legge. Resta però il forte impatto psicologico ed economico di una comunicazione che potrebbe essere interetata come punitiva nei confronti del cittadino ignaro.
Ma quest’ultimo può comunque richiedere una verifica del provvedimento. Si può infatti presentare ricorso amministrativo generalmente entro 30 giorni dalla notifica. Resta fondamentale controllare nel dettaglio i calcoli dell’INPS e verificare se l’indebito sia effettivamente corretto.
In questa fase il supporto di un patronato o di un avvocato esperto può rivelarsi decisivo. Spesso infatti emergono errori o interpretazioni discutibili che consentono di ridurre o annullare la richiesta dell’INPS.








