Lavoro

Lavoro, svolta sui permessi, ora ti spettano 10 giorni per la malattia di un figlio, come richiederlo

Permessi genitori, figli
Un importante provvedimento a tutela della famiglia - (vitadelforo.it)

La Legge di Bilancio 2026 amplia i permessi per la malattia dei figli, estendendo l’età fino a 14 anni e semplificando le procedure

Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025) dal 1° gennaio 2026, sono state introdotte significative novità riguardanti i permessi per la malattia del figlio. L’obiettivo dichiarato dal legislatore è trasformare tali congedi da una mera giustificazione di assenza a un vero e proprio sostegno concreto alla responsabilità genitoriale, ampliando le tutele e semplificando le procedure amministrative a beneficio di lavoratori e famiglie.

Come vedremo, la Legge di Bilancio 2026 segna un passo avanti significativo nel riconoscimento dei diritti dei genitori lavoratori, offrendo maggiori strumenti per affrontare le esigenze di cura dei figli, soprattutto nelle fasi di maggiore vulnerabilità, e consolidando il principio della genitorialità come fondamento di ogni intervento normativo rivolto alla famiglia.

Nuove tutele per i genitori: permessi estesi fino a 14 anni e aumento dei giorni disponibili

Fino al 31 dicembre 2025, le norme prevedevano che i genitori potessero usufruire di permessi per assistere i figli malati solo fino all’età di 8 anni, con un limite di 5 giorni lavorativi all’anno per genitore. Con la riforma del 2026, l’età del minore per cui è possibile richiedere il permesso è stata estesa fino ai 14 anni compiuti, mentre il monte di giorni lavorativi disponibili è raddoppiato: ogni genitore ha ora diritto a 10 giorni all’anno per assistere il figlio malato nella fascia di età 3-14 anni.

Legge di Bilancio, permessi figli malati

I contenuti della Legge di Bilancio – (vitadelforo.it)

L’utilizzo di questi giorni è regolato dal principio di alternatività tra i genitori: entrambi hanno diritto ai permessi, ma non possono fruirne contemporaneamente per lo stesso figlio. Nonostante la mancata retribuzione, i periodi di assenza sono riconosciuti come utili ai fini dell’anzianità di servizio. Il diritto è personale e non trasferibile: la rinuncia di un genitore non consente all’altro di accumulare giorni extra. Per i bambini sotto i 3 anni, invece, permane il diritto all’astensione per tutta la durata della malattia senza limiti giornalieri, in considerazione della maggiore fragilità dei più piccoli.

La nuova normativa sancisce che la concessione di questi permessi non può essere subordinata alla discrezionalità del dirigente o del datore di lavoro. Una volta accertati i requisiti anagrafici del minore e la regolarità della certificazione medica, il permesso deve essere necessariamente concesso in quanto diritto soggettivo del lavoratore. Questa disposizione riconosce il superiore interesse del minore e la necessità di stabilità e tutela del nucleo familiare.

Il rafforzamento delle tutele si inserisce in un quadro più ampio di riconoscimento della genitorialità come responsabilità educativa e affettiva primaria, indipendentemente dalla condizione matrimoniale o di convivenza dei genitori. Come definito anche dal più recente orientamento legislativo e giurisprudenziale, il diritto dei figli a mantenere una relazione equilibrata con entrambi i genitori è un principio cardine, che si riflette anche nelle politiche di sostegno ai lavoratori genitori.

L’estensione del diritto ai permessi per malattia del figlio e la semplificazione delle procedure testimoniano l’attenzione crescente verso la conciliazione tra vita lavorativa e famiglia, riconoscendo che l’assistenza ai minori malati rappresenta un fattore essenziale per la tutela del benessere della famiglia e dello sviluppo equilibrato del bambino.

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